Donna

DEPRESSIONE POST PARTO

Dopo il parto, in base alla intensità e gravità dei disturbi dell’umore possiamo distinguere tre grandi gruppi:

  1. Il baby blues
  2. La depressione post-partum
  3. La psicosi post-partum

 

Le 3 tipologie si distinguono per sintomatologia e durata: si passa dalla forma lieve comune alla maggioranza delle donne che scompare dopo pochi giorni (baby blues), ad una forma più grave che colpisce una minore percentuale di donne e che può durare oltre un anno (depressione post-partum), alla forma più grave e meno diffusa (psicosi post-partum).

 

Baby Blues

 

Il baby blues colpisce la stragrande maggioranza delle madri. Oltre il 70% di esse, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano una reazione piuttosto comune caratterizzata da sintomi leggeri di depressione, quali crisi di pianto senza motivi apparenti, tristezza, irritabilità, inquietudine e ansietà che tendono generalmente a scomparire nel giro di pochi giorni. L’esordio del baby blues avviene nella prima settimana dopo il parto, ma i sintomi possono perdurare fino a tre settimane.

Il baby blues non è considerato un vero e proprio disturbo, perchè è legato alle grandi variazioni ormonali che avvengono qualche giorno dopo il parto e tende ad auto limitarsi per poi scomparire definitivamente nel giro di pochi giorni.

Il baby blues è provocato da più fattori: molto importanti sono i rapidi cambiamenti ormonali che avvengono subito dopo il parto, lo stress psico-fisico legato al momento del travaglio e del parto, le complicanze fisiche del post-partum, come i postumi dell’episiotomia o del taglio cesareo che limitano l’autonomia della madre, la fatica fisica, l’ansia legata all’aumento delle responsabilità, e così via.

In questa situazione è molto importante poter condividere le esperienze provate con altre mamme e poter pianificare una buona divisione dei compiti con il compagno o i familiari stretti.

Depressione post-partum

Si tratta di un problema complesso e dalla diffusione crescente. Si stima che possa colpire fino al 10% – 15% delle madri. L’esordio è sfumato e graduale, ma può anche essere molto rapido; avviene dal terzo mese al primo anno dopo il parto. La durata dei sintomi varia da qualche settimana ad un anno, con rischi di ricomparsa successiva.

Alla base della depressione post-partum, oltre ai cambiamenti ormonali, ci sono una serie di altri fattori che concorrono alla comparsa della “depressione post-partum”, perlopiù di origine psicologica legata agli eventi immediatamente successivi al parto, come il cambiamento di ruolo della donna in ambito sociale, il timore per le sue imminenti responsabilità, il proprio aspetto fisico.

È importante ricordare che una depressione post-partum non curata tende a cronicizzare, che la depressione della madre riduce le possibilità di sviluppare una buona sintonia col bambino, cosa che aumenta il disagio e complica la soluzione del quadro depressivo stesso.

La gravità può variare da episodi di depressione minore, (spesso non diagnosticati, perché il funzionamento della madre è apparentemente buono anche se i vissuti e le esperienze emotive sono di tipo depressivo, per il riemergere di conflittualità non risolte con le figure significative di riferimento) fino ad episodi di grave depressione maggiore.

Le madri affette da questa patologia provano una eccessiva preoccupazione o ansia, sono estremamente irritabili e si sentono sovraccariche e sotto pressione; è spesso presente una generale difficoltà nel prendere decisioni, l’umore è depresso, sono frequenti sentimenti di colpa e perdita di speranza nel futuro unita ad una marcata perdita di interesse o di piacere nel fare le cose.

Sia il sonno che l’appetito sono compromessi: il sonno è disturbato (può essere presente insonnia o ipersonnia), e l’appetito può variare grandemente, dall’iporessia a franchi episodi bulimici; possono comparire sintomi fisici (solitamente dolori, parestesie, debolezza muscolare).

Alcuni sintomi specifici riguardano la relazione madre-bambino e spesso acuiscono nella madre sentimenti di colpa, vergogna e inidoneità al ruolo di madre. In particolare è molto frequente avvertire il bambino come un peso, non riuscire a provare emozioni nei suoi confronti, sentirsi inadeguate nella cura del bambino, avere paura di restare sole con lui, Pensare di essere madri e mogli incapaci, Non riuscire a concentrarsi nelle cose quotidiane, che hanno a che fare con l’interazione madre-bambino (riconoscimento dei bisogni reciproci, sintonizzazione emotiva, le semplici cure parentali).

 

La psicosi post-partum 

È la forma più grave di depressione e richiede misure mediche tempestive. Anche se relativamente rara – interessa infatti lo 0.1-1.2% di tutti i parti – merita tuttavia estrema attenzione per le gravi conseguenze, anche letali che può avere sia per la mamma sia per il bambino: conseguenze che periodicamente occupano le prime pagine dei giornali. I sintomi comprendono stati di agitazione, confusione, pessimismo, disagio sociale, insonnia, paranoia, allucinazioni, tendenze suicide o omicide nei confronti del bambino. In alcuni casi si rende necessario il ricovero in ospedale e una serie di cure adeguate alle forme di psicosi riscontrate.

 

Come prevenire la depressione post-partum

Pur essendoci delle cause naturali, legate alla fisiologia della donna, è possibile prevenire o quantomeno attenuare le manifestazioni della depressione post-partum agendo soprattutto a livello psicologico, sia da parte della madre che di chi le sta attorno. Per quanto riguarda la madre può essere molto utile, ad esempio, limitare i visitatori nei giorni del rientro a casa dopo il parto, dormire nelle stesse ore in cui dorme il neonato, seguire una dieta adeguata che eviti eccessi e l’assunzione di eccitanti come alcool e caffè, chiedere aiuto quando se ne sente il bisogno, mantenere i contatti con amici e familiari, rafforzare il rapporto con il partner e soprattutto cercare di mantenere un atteggiamento realistico nei confronti di se stessi, del bambino e la piena consapevolezza di una situazione che avrà degli alti e dei bassi, ma che esaurirà le sue manifestazioni negative nell’arco di pochi giorni. Da parte del partner o comunque dei familiari può essere utile offrire aiuto nei lavori domestici, nell’alleviare gli impegni della neomamma, nel mostrare disponibilità ad ascoltare e ad offrire sostegno, ma solo se questo non incontra resistenze.

 

Cura e trattamento dei  disturbi dell’umore post-partum

Molte donne che soffrono di depressione post partum sono restie a chiedere aiuto perché temono di essere giudicate un fallimento come madri. Ma soffrire di depressione post partum non significa essere cattive madri né tanto meno “pazze”: questo tipo di disagio è influenzato in modo consistente da fattori fisici e ormonali, dalla stanchezza e dalla stile di vita ed è  perfettamente curabile. E’ importante che la donna comunichi i suoi stati d’animo: solo in questo modo la depressione post-partum può essere affrontata seriamente sia per garantire il benessere della donna stessa, che quello del bambino, che quello della relazione tra i due. La depressione post-partum può, infatti, interferire in modo negativo sul rapporto tra madre e figlio e favorire l’insorgere di una condizione depressiva cronica.  La richiesta di aiuto è essenziale al fine di attivare una serie di aiuti che permetteranno il ripristinarsi di una situazione di benessere e di equilibrio.

Il primo aiuto è affettivo, specie da parte della madre o di un’altra figura femminile significativa della famiglia. Questo è essenziale  per aiutare la giovane donna a continuare il suo processo di crescita personale in armonia con la crescita del bambino e non contro di sé e/o contro di lui. Anche il marito, o il compagno, può alleggerire molto il malessere della donna in puerperio, sia sostenendola affettivamente, sia aiutandola nella cura del piccolo, specie la notte, per farla riposare di più.

Se necessario, se cioè i sintomi riscontrati sono di entità maggiore che non quelle di un semplice “baby blues”, la depressione post-partum può essere affrontata in ambito psicologico e medico, con il ricorso a modalità differenti, a seconda del tipo e della gravità dei sintomi, che vanno dalla psicoterapia individuale e di guppo al trattamento farmacologico. Spesso le due forme di terapie comminano in parallelo con l’obiettivo di aiutare la donna a recuperare il suo equilibrio interiore in tempi brevi.

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