Percorso per famiglie che hanno scelto l'adozione

Con l’adozione avviene l’incontro di due mancanze e di due storie caratterizzate da sofferenza: la storia di una famiglia a cui manca un bambino e la storia di un bambino a cui manca una famiglia. Nella maggior parte dei casi la coppia che intende adottare un bambino ha subito la grande delusione di non essere riuscita ad avere un figlio proprio e la domanda di adozione è il punto di arrivo di un percorso che parte dalla ricerca di un figlio biologico e passa attraverso un faticoso e costoso iter medico per tentare di superare l’infertilità. Il bambino in attesa di adozione, invece, è un bambino che ha subito un abbandono, un bambino che è stato espropriato del suo ruolo di figlio.

L’adozione è  una scelta difficile, che implica una grossa assunzione di responsabilità e di consapevolezza rispetto alle difficoltà che il percorso adottivo comporta: un percorso che coinvolge sia il bambino adottato, sia la coppia adottante, sia l’intero sistema parentale. La presenza accogliente della famiglia estesa è, infatti, un elemento fondamentale che condiziona la buona riuscita dell’adozione.

Nell’immaginario della coppia che si accinge ad intraprendere il percorso adottivo c’è il bambino neonato o comunque il bambino piccolo: un bambino senza storia e senza ricordi. I genitori adottivi devono, invece, profondamente capire che stanno accogliendo un bambino che è il prodotto di una storia particolare, e che appartiene ad una stirpe di cui porta non solo i tratti somatici e genetici, ma anche memorie culturali, caratteriali ed emozionali. La sua appartenenza d’origine va riconosciuta e valorizzata dai nuovi genitori, e il più possibile integrata con la nuova appartenenza familiare e tutto ciò che comporta: il bambino adottato ha bisogno di sentirsi accolto nel suo reale, complesso e stratificato modo di essere.

Inoltre, oggi i bambini neonati abbandonati non sono molti ed i bambini che vanno in adozione sono spesso bambini allontanati dalla famiglia dall’autorità giudiziaria per aver subito abusi o grave trascuratezza. Pertanto sono bambini già grandicelli, traumatizzati e gravemente sofferenti. I nuovi genitori non potranno non tenere conto di ciò che è avvenuto prima del loro arrivo e dovranno curare le ferite del bambino. I genitori non devono sperare che il bambino dimentichi il proprio passato poiché esso rappresenta una parte importante nella costruzione della propria identità, e dovranno a maggior ragione aiutarlo ad integrarlo con il presente, narrandogli la storia delle proprie origini, del loro desiderio di diventare genitori e del loro incontro.

L’ingresso in famiglia rappresenta una fase particolarmente delicata in quanto i genitori dovranno fare i conti con le loro aspettative incontrando un bambino reale, concreto e inevitabilmente differente da quello idealizzato, immaginato. D’altra parte anche il bambino avrà maturato delle aspettative e, in base all’immagine di adulto che ha sviluppato nelle sue esperienze precedenti potrà avere reazioni differenti. Prima di essere pronto ad investire in nuovi legami affettivi è possibile che il bambino, temendo un altro abbandono, voglia mettere alla prova i nuovi genitori sfidandoli con atteggiamenti aggressivi per verificare se gli vogliono veramente bene.

Un’altra fase particolarmente critica per la famiglia adottiva è quella dell’ingresso a scuola. Sovente i bambini adottati hanno difficoltà di apprendimento e presentano problemi di tipo comportamentale. Inoltre da alcune ricerche emerge che solamente dall’età scolare i bambini sono in grado di comprendere che la famiglia si fonda solitamente sui legami di sangue e che essere stati adottati implica anche essere stati abbandonati. In questo periodo il bambino sviluppa una maggiore consapevolezza dell’esistenza dei genitori naturali e si interroga sui motivi dell’abbandono.

L’adolescenza anche può rappresentare un’altra tappa difficile del percorso adottivo. Gli adolescenti vivono una sorta di rivoluzione: non più bambini, non ancora adulti, cercano di definire la loro identità destreggiandosi tra senso di appartenenza alla famiglia e bisogno di separazione/autonomizzazione da essa, manifestando spesso atteggiamenti di ribellione e rifiuto nei confronti dei genitori e degli adulti in generale. La crisi adolescenziale degli adolescenti adottati può essere più travagliata e caratterizzata dalla esigenza di conoscere le proprie origini per trovare la propria vera identità.

I genitori adottivi, in ultima analisi, sono chiamati ancor più dei genitori biologici a far fronte alle varie fasi di cambiamento e di crescita dei loro figli, in quanto saranno più complesse, avendo sempre a che fare con un altro passato, talvolta nascosto e misterioso, talvolta troppo doloroso per essere ricordato, ma che non di meno continua a pesare e a condizionare l’esistenza stessa del bambino. La piena consapevolezza dell’esistenza e dell’importanza di questo passato è l’antidoto che può aiutare genitori e figli ad elaborarlo, nel tempo, e a svincolarsi da esso.


Per accogliere le  famiglie adottive ed aiutarle a gestire il un carico emotivo e relazionale così complesso abbiamo pensato ed ideato un percorso specialistico di sostegno alle adozioni e presa in carico delle crisi adottive
.

.


Le nostre iniziative: percorsi di sostegno e psicoterapeutici tematici
PsicheFamiglia
O Gravidanza e nascita creativa
O Depressione
post-partum
O Menopausa
O Genitorialità
O Sessualità ed intimità
O Mamma e papà si separano.....ed io?
O Problematiche inerenti l'orientamento omosessuale
O Adozione